Crono che divora i suoi figli

La generazione prima della mia, quella dei cosiddetti "boomers" (nati fra il 1946 e il 1964), ha un evidente problema con il Tempo. O meglio con l'età, la propria e quella degli altri.
È forse la prima generazione in Italia a non essere stata decimata da guerre, malattie infantili, denutrizione ed epidemie (COVID-19 a parte), e quindi a vivere così a lungo in maniera generalizzata.
Ed è la generazione di coloro che hanno "ucciso" i propri padri nel 1968, o che vi hanno assistito, o che non si sono resi conto di nulla (i nati nel 1946 avevano 22 anni, quelli nel 1964 ne avevano 4), proprio come nel mito greco Crono, che significa "Tempo", si ribella a suo padre Urano (il Cielo), perché questi non voleva far nascere i figli concepiti con Gea (la Terra) temendo che lo avrebbero spodestato, e lo evira (fuor di metafora gli sottrae la forza vitale e il potere, rendendolo appunto impotente). Crono prende il potere ma a sua volta è ossessionato dalla predizione fattagli dai suoi genitori che anche lui sarebbe stato spodestato dai figli. Ed ecco che la storia si ripete e Crono divora tutti i figli avuti dalla sorella e moglie Rea (sembra che il nome in greco faccia riferimento allo "scorrere dell' acqua") spesso identificata con Cibele, dea dell' abbondanza e della fecondità. Come Gea aveva spinto i figli a ribellarsi al padre Urano (si potrebbe vedere un parallelismo con le battaglie femministe?), sarà Rea a salvare con l'inganno il suo ultimogenito Zeus che effettivamente spodesterà il padre.
Ed arriviamo ai nostri giorni, con i "boomers" che a 70-80 anni ancora occupano i ruoli chiave, in politica, nello spettacolo, nella proprietà delle aziende e nelle libere professioni, nelle università e nei consigli d'amministrazione...
E non hanno nessuna intenzione di pensare alla loro successione o al momento in cui non ci saranno più, come se fossero immortali al pari  delle divinità greche sopra citate.
E come Crono fanno di tutto perché i loro figli non li spodestino come hanno fatto loro con i loro padri autoritari e opprimenti. I metodi spesso sono ancora violenti, come le cariche della polizia contro gli studenti nel '68, ma anche la brutalità usata nel 2001 contro i manifestanti al G8 di Genova, e oggi i fermi, i fogli di via e le umiliazioni subite dai partecipanti a qualsiasi movimento giovanile di protesta, da Extinction Rebellion ai raduni pro-Palestina.
Ma lo fanno anche in modalità più subdole, come mantenere i più giovani dipendenti dalle famiglie a tempo indeterminato, spingerli a comportarsi solo da consumatori (di moda, social, gadget tecnologici...), negando loro ogni partecipazione al futuro del Paese e del mondo, non ascoltando le loro richieste di mantenersi da soli grazie a un lavoro dignitoso e un affitto decente, sminuendo le loro capacità e i loro modi di essere e di vivere, giudicandoli sempre in modo negativo (bamboccioni, fannulloni, sdraiati...).
E così i giovani (quelli veri, sotto i 30 anni) se ne vanno, per lo meno chi ne ha le possibilità, per potersi esprimere al meglio in Paesi che valorizzano le loro potenzialità, mentre chi resta affonda nella palude della noia e del l'insoddisfazione, cercando di non pensarci grazie ad alcool, droghe e pasticche varie.
Mentre i vecchi (e diciamola, finalmente, questa parola tabù!) si illudono di poter vivere in eterno con le loro poltrone, le loro belle case, i loro soldi con cui comprarsi tutto ciò che vogliono: piaceri, benessere, divertimenti, un titolo di studio, un lavoro prestigioso, amanti, buon cibo... A volte anche la salute, ma di sicuro non l'eterna giovinezza, anche se mascherano le rughe con lifting e prodotti di bellezza. E non la vittoria sulla morte, anche se qualcuno vagheggia (o vaneggia) ibernazioni, androidi e trasferimenti su altri pianeti che fanno pensare più che a un romanzo di fantascienza al patto col diavolo di faustiana memoria...
(continua)

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