Tra vecchi e giovani

Abbiamo visto che il benessere economico e l' istruzione nelle generazioni dal 1946 a oggi (in Italia) sono inversamente proporzionali: il benessere è maggiore ma l' istruzione è ancora bassa, e al crescere di quest' ultima corrisponde un calo della situazione economica.
Questo secondo me ha finito per creare un inedito sentimento d'invidia reciproca (esiste il complesso della matrigna o del patrigno?).
Ci sono sempre state madri invidiose della bellezza delle loro stesse figlie, e padri angosciati dalla giovinezza del figlio maschio che li supera in potenza sessuale.
Ma oggi si tratta di un fenomeno più generazionale, che investe le intere categorie dei "giovani" e dei "vecchi". 
Vedo infatti un sentimento di questo tipo nel diffuso pregiudizio dei più adulti (in genere boomers) che i giovani non abbiano voglia di lavorare, non abbiano interessi, siano atei dal punto di vista religioso, insofferenti verso la politica, refrattari alle regole, menefreghisti, che pensino solo a divertirsi e passino il tempo sul divano.
E subito scatta il rinfaccio: "ai miei tempi" si rispettavano i genitori, si studiava e si lavorava duro e senza lamentarsi, si faceva la gavetta, non si avevano tante pretese, non si faceva "la bella vita"...
A parte l' assurdità che chi si esprime in questi termini è proprio chi ha dato ai propri figli e figlie la possibilità di studiare, di viaggiare, di avere tutte le comodità, la paghetta da adolescenti, il motorino a 16 anni e la macchina a 18...
Ma è proprio vero che "ai loro tempi" abbiano fatto tutti questi sacrifici? E che la loro vita sia stata così terribile?
Certo da giovanissimi sì: l'economia italiana subito dopo la guerra doveva ripartire e si doveva ricostruire il Paese, non c'erano tante possibilità di studiare e non per tutti, ancor meno di viaggiare a meno che non si emigrasse all' estero in cerca di sorti migliori, le donne non avevano ancora conosciuto gli elettrodomestici e si iniziava a lavorare prestissimo, a 11 anni in città e anche prima nelle campagne...
Ma poi? Poi i costruttori e gli immobiliaristi e i palazzinari hanno fatto i soldi con la ricostruzione (Berlusconi docet), gli emigrati che avevano fatto fortuna (certo, non tutti) rientravano in Italia, si sposavano e si facevano "la villetta", le case rispetto a oggi costavano pochissimo (tanto è vero che quasi tutti gli italiani di quella generazione hanno la casa di proprietà, in genere indipendente), le donne iniziavano a lavorare fuori casa, i professionisti dopo qualche anno di "gavetta" si mettevano in proprio con i loro begli studi in palazzi di prestigio, quasi tutti i lavoratori dipendenti con qualche mese di stipendio potevano permettersi di comprare elettrodomestici per la moglie, la TV e almeno un' utilitaria per andare al lavoro e in vacanza con la famiglia (e si poteva fare un mese al mare o in montagna...).
E oggi? Oggi sicuramente i giovani fino a 20-25 anni stanno meglio (se le loro famiglie sono benestanti), studiano fino alla maggiore età e di solito fanno anche l'università, possono avere lo smartphone, la moto, la macchina appena le richiedono, hanno abbastanza soldi in tasca per permettersi qualche divertimento e viaggio all' estero...
Ma poi? Poi il lavoro non si trova (e d'altra parte è vietato lavorare fino a 16 anni), se si trova è precario, malpagato e spesso faticoso, e la famosa "gavetta" non dura 2-3 anni come sarebbe giusto per un periodo di apprendistato, ma per decenni; comprare una casa è impossibile se non con un mutuo e due stipendi per pagarlo e spesso con l'aiuto dei genitori, gli affitti sono ormai proibitivi (sempre per chi non ha una famiglia benestante alle spalle); di conseguenza per risparmiare si resta a casa dei genitori fino a 40 anni e anche oltre, si rinvia il matrimonio e il concepimento dei figli (e spesso si finisce di arrivare ad un' età in cui non è più possibile averne, almeno per le donne).
E allora i più giovani cominciano ad invidiare anche loro la generazione dei genitori e dei nonni, in cui si lavorava nella stessa azienda per tutta la vita, si poteva progettare un futuro migliore e non angoscioso, vivere in maniera dignitosa con la propria famiglia, aspettarsi alla fine della carriera lavorativa una pensione rispettabile.
E quindi quando sento criticare i giovani, io che giovane non lo sono più (generazione X), mi arrabbio, perché so che i più giovani di me non avranno tutte le possibilità che ho avuto io, che mi sono laureata a 25 anni e dopo pochi mesi ho iniziato a lavorare, che sono stata assunta a tempo indeterminato dopo i tre mesi di prova, e anche con qualche vantaggio per avere la laurea, per cui ho avuto uno stipendio che è cresciuto nel tempo e i contributi per avere una pensione discreta (purtroppo anche io ricado nel sistema contributivo, sicuramente meno vantaggioso del precedente retributivo), e quindi mi sono potuta permettere di comprarmi la macchina e viaggiare e togliermi qualche sfizio, e di andare a vivere in affitto per conto mio a 35 anni (e comprarmi mobili, elettrodomestici, biancheria e tutto quanto serve per l' arredamento di un appartamento).

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